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–SCHERMA–

Mondo anticoMedio EvoRinascimento

Il periodo della creatività

Nel XV secolo, l’Italia, in decadenza politica, diventa il centro di una rivoluzione intellettuale, frutto di un processo di cambiamento culturale, sociale, economico iniziato fin dall’età Comunale e che influenzerà l’Europa intera aprendo una nuova fase storica. Il “Rinascimento” è un periodo di creatività e conflittualità. La Chiesa si avvia al grande Scisma; vengono meno le politiche di equilibrio, le istituzioni Medioevali e le gerarchie feudali; le nuove idee sulla centralità dell’uomo mettono in discussione il pensiero filosofico e teologico.

La Scherma ben si colloca nella società nuova come strumento di educazione, di sviluppo personale, di osservazione razionale e comprensione teorica, di pratica utilità. Il pisano Filippo Vadi (1482) mostra una notevole attenzione alla didattica e definisce con decisione l’uso delle Armi una “Scienza” dagli importanti risvolti educativi, filosofici e morali e con precisi esercizi formalizzati.

Anche per la scherma il Rinascimento Italiano è il periodo della massima creatività. Nella fase iniziale le tecniche di combattimento mantengono ancora elementi degli stili più antichi ma si gettano le basi pratiche e teoriche dei secoli successivi. Tra l’opera del Vadi ed i nuovi scritti passano una cinquantina di anni: la diffusione dei sistemi di stampa – in particolare nella Serenissima Repubblica di Venezia con i tipi di Aldo Manuzio – permette la pubblicazione di trattatistica di ogni genere, per cui anche di arte delle armi.

Alla fine del 1400 l’esercizio delle armi nella vita quotidiana diventa pratica diffusa, e non solo peculiarità delle “societates” di schermidori dei secoli prima. Vadi tratta per lo più di spada da due mani, ben apprezzata nel XV secolo; tuttavia la spada da una mano era rimasta in uso era si evoluta in versioni più adeguate alle esigenze del combattimento individuale: lunga, sottile, piuttosto leggera e con la punta molto rastremata. Questo tipo di lama si definisce “da Stocco” ed è adottata anche sulle spade da due mani. Dal Quattrocento, la spada “sola” inizia ad avere anche una guardia con maggiore protezione della mano rispetto alla sua sorella Medioevale. La sua versione Cinquecentesca è poi identificata con diversi termini: noi abbiamo adottato quello più comune presso gli storici delle armi: “Spada da Lato”.

Di molti maestri operativi in quel periodo ci rimane solo quanto riportato da altri, non tutti hanno lasciato scritti. Il più ricordato è Guido Antonio di Luca, esponente della cosiddetta “Scuola Bolognese”, maestro di Achille Marozzo e del Capitano Giovanni de’ Medici, il famoso ed eroico “Giovanni delle Bande Nere”. La Scherma è considerata un’Arte e gli stessi trattati in cui è descritta sono spesso opere d’arte in sè stesse, con incisioni di gran qualità ed una accurata ricerca linguistica. Trattati come quello del bolognese Achille Marozzo (1517-1536-1568) o di Antonio Manciolino (1531) definiscono un metodo che sarà alla base di tutta la ricerca dei maestri successivi. Camillo Agrippa (1553), Camillo Palladini (1553), Giovanni Dall’Agocchie (1572); Giacomo Di Grassi (1570-1594), Angelo Viggiani (1575),  Federico Ghisliero (1587), Antonio Lovino (1590), Vincenzo Saviolo (1595), sono gli autori Italiani che ci hanno lasciato i loro scritti nel Cinquecento.

Una particolare attenzione è posta alle posizioni di guardia, nella prima fase ancora legate ai sistemi Medioevali e poi “riformate” dall’Agrippa, al gioco della lama ricco di legamenti, “sforzi”, battute, alla sofisticata interpretazione della parata, al passeggio. Quest’ultimo in particolare enfatizza gli spostamenti laterali – assai utili nel combattimento difensivo in strada e necessari nello stretto spazio del duello giuridico in steccato – al punto da inscrivere tutti i movimenti dei piedi in un cerchio immaginario sul terreno. Assai valida è la concezione del tempo schermistico, con l’elaborazione di sofisticate azioni composite e con l’intuizione del “mezzo tempo”, successivamente “controtempo” (da non confondersi con il contre-temp Francese del 1700).

Caratteristica degli stili Italiani sarà per molto tempo l’uso di abbinare la Spada ad una Daga da tenersi nella mano sinistra, o ancora al Boccoliere, o alla Cappa, eccellenti combinazioni per la difesa in strada; gradualmente però, lo studio della spada “sola” viene considerato come quello didatticamente più valido, e ne viene diffusamente trattato anche l’aspetto simbolico e filosofico. Vengono ancora insegnati, soprattutto dai “Bolognesi”, anche i principi della lotta a mani nude, del combattimento con il pugnale, dell’utilizzo di due spade, della spada da due mani e della spada con lo scudo, nelle sue varie forme.

Per ben capire la scherma del 1500 occorre interpretare il lavoro dei maestri Italiani come una fase di ricerca e sperimentazione. Ogni autore del periodo segue una sorta di linea di continuità con i suoi predecessori o con coloro tra essi che più lo hanno ispirato o gli sono stati maestri, ma la sperimentazione è basata più sull’esperienza personale che non su assunti generali stabiliti da altri: ad ogni modo, in tutta la trattatistica del XVI secolo si vede forte l’esigenza di sviluppare un metodo organico e sistematico.

In particolare, il milanese Camillo Agrippa, una tipica figura di “uomo Rinascimentale” dai molteplici interessi e capacità, la cui icona per eccellenza è rappresentata da Leonardo Da Vinci, produce la dimostrazione teorico-pratica di un sistema che riduce le guardie base a quattro principali, enfatizza la “teoria del cerchio” degli spostamenti sul terreno e soprattutto l’importanza dell’arma tenuta sulla “linea” ossia estesa davanti a sè a massimizzare la protezione e sviluppare più velocemente gli attacchi e le azioni a colpire l’avversario mentre entra per attaccare. E’ anche ormai ben definita la priorità delle azioni di punta su quelle di taglio e viene concepito anche una sorta di “a fondo” ante litteram. Si sta procedendo a grandi passi verso il XVII secolo.

Alla fine del 1400 l’Italia sta per subire l’urto delle due nuove grandi potenze: la Francia e la Spagna. Tra il 1494 ed il 1515, ben tre diversi sovrani di Francia calano in Italia: Carlo VIII, Luigi XII, Francesco I. Il re Spagnolo Carlo V – nominato nel 1519 anche Imperatore di Germania – ha mire sull’Italia ed il conflitto coi Francesi, che vede anche il triste evento del sacco di Roma da parte dei Lanzichenecchi Tedeschi nel 1527, vede prevalere lo Spagnolo ed il dominio degli Asburgo si estende su Milano, Napoli, la Sardegna e la Sicilia.

L’influenza Spagnola si fa sentire su queste regioni d’Italia, ed ha il suo peso anche nello sviluppo della scherma. E’ convinzione di chi scrive che i sistemi Italiani e Spagnoli nel Cinquecento fossero molto simili ed in particolare ben espressi nel lavoro della “seconda generazione” dei maestri Italiani dello XVI secolo, quali Agrippa, Di Grassi, Saviolo, Ghisliero e poi Marco Docciolini (1601) al tramonto del secolo. Tuttavia il Cinquecento non ci mostra certo sistemi definiti e codificati in maniera uniforme. In generale si può dire che in Italia e Spagna si raccoglie un certo sistema “mediterraneo” del combattere, che però nella nostra penisola è anche fortemente influenzato dalle culture del Nord Europa, soprattutto nel settentrione.

Nel 1569 lo Spagnolo Don Jeronimo de Carranza crea, sulla base delle osservazioni del modo di “tirare” degli schermidori del suo tempo, il metodo che chiama “La Verdadera Destreza” e che lentamente va a differenziarsi dai sistemi Italiani, pur mantenendone le stesse concezioni di “tempo”. Lo stile sarà poi riformato da un suo allievo, Don Luis Pacheco de Narvaez nel 1600. La “Destreza” sarà lo stile caratteristico della nobiltà Spagnola, verrà codificata in maniera istituzionale e rimarrà virtualmente immutata fino ai primi dell’Ottocento, come stile esclusivo della aristocrazia.

La Germania continua a produrre il proprio concetto di scherma: la valida letteratura tedesca anche nel XV e XVI secolo mantiene l’impostazione “combattiva” dei secoli predenti, con le numerose pubblicazioni che raccolgono tutto il corpus dei sistemi tedeschi e non solo l’uso della spada: lotta, daga, armi d’asta, vari tipi di lame etc. In realtà per la Germania, “fechten” indica la scherma con qualsiasi arma, non solo spada. Anche nelle trattatistica tedesca vediamo notevoli pezzi di arte, tra cui il trattato illustrato da Albrecht Dùrer (1550). Rilevante è Hans Joachim Meyer (1570), che tratta anche di “rappier” ossia la “spada Ropera”, termine nato in Spagna ad indicare la Spada da portarsi con l’abito del gentiluomo, cioè la “spada da Lato” Italiana, poi divenuta Striscia.

La tormentata situazione della Germania con le guerre di religione forse è il motivo del perchè le “gilde” tedesche di Schermidori mantengono uno stile che non considera grandi differenze tra l’uso civile e quello militare. La stessa “striscia” alla tedesca avrà sempre una impostazione molto più aggressiva di quella Italiana o Spagnola.

In Francia, unico autore di rilevanza nel Cinquecento è Henri de Sainct Didier (1573), che esprime una semplificazione del sistema di Giacomo di Grassi. La Francia non ha ancora un proprio sistema alla Scherma, che poi si definirà alla fine del XVII secolo, ed è fortemente influenzata dagli autori Italiani. Lovino dedica il suo trattato – alla fine del Cinquecento – al Re Enrico III di Francia e Polonia.

Molto interessante è la situazione dell’Inghilterra, che alla fine del Cinquecento si avvia al proprio Rinascimento, con la Regina Elisabetta. Fin dai tempi del Re Enrico VIII la Scherma era amata come gioco da torneo e diletto dei nobili. La Londra della fine del XVI secolo è una delle città al mondo con il più alto tenore di malavita, e la difesa personale ha una sua notevole importanza. L’Italiano Vincenzo Saviolo, con il suo stile molto caratterizzato, ottiene un certo successo alla corte di Inghilterra, e si guadagna l’ostilità di colui che è a ragione definito il padre dello stile Inglese, George Silver (1599), che esprime il valore della spada Inglese a lama larga più portata ai tagli, in contrapposizione alla spada Italiana, lunga e sottile dove predominante è l’azione in punta.

Nel XVII secolo, l’inghilterra conserverà il dualismo tra coloro che sono influenzati dal modo Italiano e quelli più legati alla tradizionale “Backsword” Inglese. L’Inghilterra avrà sempre una propria interpretazione dei vari stili europei, e fino allo XIX secolo ci sarà una “Via Britannica” alla Scherma.

La fine del XVI secolo mostra uno scenario drammatico: il grande Scisma è compiuto ed i conflitti sanguinosi che ne hanno scandito il processo – tra Riforma e Controriforma – cambiano per sempre ed in maniera violenta lo scenario Europeo.

La diffusione della armi da fuoco, ora efficienti e letali, da una parte, e la maggiore insicurezza sociale, dall’altra, portano la Scherma agli albori del XVII secolo a orientarsi in maniera definitiva verso il Duello tra gentiluomini e la difesa personale in strada, più che per il suo uso sul campo di battaglia, come coronamento di quel processo di differenziazione e specializzazione che era già iniziato fin dal XIII secolo.

Il Seicento vedrà il predominio assoluto dei Maestri Italiani, con i sistemi della più efficiente spada da difesa e da Duello probabilmente mai concepita: la Striscia.

le origini della Nobile Arte

Il “Medioevo” non è certo un periodo omogeneo o una realtà immobile e unitaria. Con questo termine generico si usa definire quel lungo periodo seguente alla disgregazione della unità Romana, separatasi in due diversi Imperi, quello d’Oriente e quello d’Occidente, e che vede l’affermarsi del potere ecclesiastico e la graduale costituzione dei regimi feudali fino a quei grandi cambiamenti sociali, culturali e tecnologici che nel XIV secolo ne definiscono la conclusione.

Con il progressivo dissolversi dell’organizzazione imperiale Romana in occidente, popoli provenienti dall’Est e dal Nord quali i Goti, i Longobardi ed i Franchi, e molto più tardi i Vichinghi (in seguito Normanni) portano nuovi usi e costumi tra cui una spiccata attitudine al combattimento individuale e nuove armi.

Esistono alcuni documenti frammentari che ci descrivono qualcosa del maneggio di queste armi: Chansons de geste, Saghe nordiche, miniature, qualche cronaca, affreschi. La concezione comune che nel Medioevo la spada si usasse con violenti colpi di taglio non ha motivo particolare di essere, ma forse è dovuta al fatto che la conoscenza tecnica delle armi era riservata a pochi, e la maggior parte dei combattenti comuni si basasse prevalentemente sulla propria forza fisica, come è caratteristica tipica di chi non ha preparazione tecnica.

Salvo le fonti generiche sopra citate, allo stato attuale della disponibilità di notizie storiche in nostro possesso, fino alla fine del XIII secolo non vi sono vere e proprie notizie scritte sul maneggio delle armi, probabilmente perchè la casta esclusiva della nobiltà guerriera che va formandosi sotto l’autorità della Chiesa – i cavalieri – preferisce la trasmissione orale delle proprie conoscenze ed inoltre non tiene in gran conto la cultura, appannaggio degli ecclesiastici.

La spada più diffusa è quella che definiamo “Normanna”: derivazione delle spade Scandinave – Longobarde e Vichinghe – è a lama larga, con una semplice guardia a croce, da impugnarsi con una mano sola; di fondamentale importanza è lo scudo, di varie fogge, abbinato in funzione prevalentemente difensiva sebbene contribuisca attivamente anche alle fasi offensive delle azioni. Il cavaliere medioevale porta poi a fianco un pugnale – il segno distintivo della sua casta – che sa usare molto bene.

La spada in realtà non risulta essere molto utilizzata in battaglia, essendogli preferite armi più pesanti e solide quali mazze ferrate o asce, soprattutto con i famosi Huscarls Normanni. Nel mondo Mediterraneo la lama della spada acquisisce gradualmente una forma triangolare più adatta ai colpi di punta, ricordo dell’antico Gladio, ma ben più lunga e di struttura diversa. Con i secoli, diverrà la “Spada da Stocco”.

Dal XIII secolo, in Italia – dove il periodo dei Liberi Comuni sta trapassando in quello delle Signorie – in documenti amministrativi e cronache delle città-stato della Lombardia, Emilia, Toscana si riporta dell’esistenza di “societates” schermistiche per i giovani, ben organizzate e supportate dalle autorità cittadine. Le ricche ed indipendenti città-stato Italiane sono in fase di espansione territoriale ed hanno interesse a formare milizie cittadine di giovani della ricca borghesia. Presto le Signorie andranno a dissanguarsi in continue guerre con i propri vicini e verranno coinvolte nei conflitti tra Papato ed Impero.

Alla fine del XIII secolo appaiono anche evidenze della figura professionale del Maestro d’Arme, legato alla nobiltà o da questa protetto. Principalmente, i maestri di cui abbiamo prove documentate sono attivi nell’area del Friuli. Tre maestri italiani risultano operativi anche a Parigi, intorno al 1290, ma il XIII e XIV secolo, per quanto riguarda la scherma, parlano decisamente in tedesco.

Il primo vero, dettagliato documento scritto sul maneggio di armi proviene infatti da un monastero nel Sacro Romano Impero: è il codice  conosciuto come manoscritto I-33, circa del 1280, quando la Germania sta uscendo dal periodo del “grande interregno” causato dalla morte di Federico II nel 1250 e la scomparsa di tutti i suoi eredi. La Germania era stata stravolta dalle lotte civili tra Guelfi e Ghibellini, e non è troppo motivo di sorpresa trovare in quel periodo in un monastero anche un documento che tratta diffusamente di combattimento.

Questo codice manoscritto mostra personaggi in abito monastico, saio, cappuccio e tonsura – ed anche donne – che maneggiano una spada da una mano, di classica forma Normanna, accompagnata da un  Boccoliere – un piccolo scudo da pugno – in un sistema assai efficace e pragmatico ma che richiede attenta pratica. Lo stesso anonimo autore ripetutamente dichiara che questo sistema non è quello dei “combattenti comuni”. Vi sono ben descritti alcuni basilari di un metodo di Scherma, soprattutto legamenti e trasporti, parate, finte. E’ facile che questo documento esprima la codifica di un sistema, quindi l’espressione di una Scuola organizzata oppure di sistemi in voga in ambienti selezionati. Tuttavia, da molti punti di vista lo I-33 rimane un documento oscuro.

Il codice I-33 è in ogni caso il primo documento che attesta un uso della spada per difesa personale e per “monomachìa” (Duello), piuttosto che per il campo di battaglia, sebbene questa differenziazione venga poi definita solo nel periodo rinascimentale. La difesa personale nella vita quotidiana ed il duello civile saranno gli “assi cartesiani” dello sviluppo della Scherma nei secoli successivi; pertanto la differenziazione tra l’uso civile e quello militare non è di poca importanza.

Verso la fine del XIV secolo appaiono infatti trattati e documenti che mostrano una aumentata necessità di studio su come difendersi da aggressioni nella vita quotidiana oltre che per il duello. La instabilità sociale crea insicurezza e necessità di autodifesa. E’ prassi comune di organizzarsi in “Gilde” di schermidori, soprattutto in Italia e Germania.

Così la Germania, dove il Sacro Romano Impero sta andando verso la disgregazione – contenuta poi con la grande riforma della Dieta di Worms nel 1495 – nel periodo compreso tra la seconda metà del 1300 e la fine del 1400 produce una certa quantità di letteratura sul combattimento. Vi sono descritte tecniche di spada ma anche di armi in asta, daghe e pugnali, lotta disarmata, duelli in steccato e scontri a cavallo. I combattenti sono rappresentati sia in armatura che in abiti borghesi. E’ il caso per esempio dei codici Lichtenauer (1389) e Tallhoffer (1443 – 1467) per citarne due molto importanti.

Nel 1400 iniziano a scrivere di scherma anche Italiani; nella nostra penisola la necessità di difesa personale appare molto forte e marcata a causa della crisi delle città-stato, in questo periodo impegnate in continui conflitti le cui conseguenze si ripercuotono anche al loro stesso interno, fase che poi si conclude con la pace di Lodi del 1454 che darà alle Signorie un periodo di equilibrio che durerà fino alla calata di Carlo VIII di Francia.

Convenzionalmente, il Quattrocento Italiano si considera già il secolo iniziale del Rinascimento, laddove per il resto d’Europa è considerato invece il XVI secolo: tuttavia in questa sezione “medioevo” riteniamo opportuno menzionare il primo trattato apparso in Italia: quello del Friulano Fiore dei Liberi, apparso in Ferrara nel 1410 – ne esistono solo tre diverse versioni manoscritte, la tecnica di stampa, appena inventata, non era ancora nota e diffusa – e che si pone sulla linea principale dei maestri tedeschi, di cui è stato allievo: originario di un paese vicino a Cividale del Friuli è cresciuto in un’area sotto la forte influenza del Sacro Romano Impero.

Fiore dei Liberi segue i canoni definiti dai trattati tedeschi: una raccolta di sistemi con diverse armi, dalle daghe, alla spada, alle armi d’asta e bastoni, al combattimento da cavallo e quello disarmato. Importante è che per definire quattro attitudini basilari che il combattente deve rispettare e saper equilibrare (stabilità, rapidità, prudenza, valore), utilizza altrettanti animali secondo i canoni della simbologia Medioevale, ma di cui non appare l’equivalente nei trattati di scherma tedeschi.

Oltre a tutte le varie armi comunemente in uso, la “novità” in fatto di spade alla fine del XIV secolo è quella detta “da una mano e mezza”, o da “due mani”, probabile derivazione della pesante “epée d’arçon” dei cavalieri, ma da utilizzarsi nel gioco appiedato, con anche molte tecniche di presa articolare e lotta corpo a corpo. La spada da una mano e mezza è il primo tipo di spada che viene usata “sola” ossia non abbinata ad uno scudo o un boccoliere, come era comune uso nel Medioevo. Questo la porta a dover sviluppare un accurato gioco di lama, che si esprimerà nello studio di guardie, opposizioni, parate e legamenti, molti di questi elementi ad ogni modo già presenti nel Codice I-33, a testimoniare una linea di continuità nei sistemi.

Alla fine del Trecento, l’Italia è in crisi politica, ma sta diventando il centro della cultura Europea. Sarà poi nei due secoli successivi che nel fiorire delle Arti e delle Scienze anche la Scherma troverà la sua definita formalizzazione come una indispensabile pratica dell’uomo di cultura ed espressione di quei principi filosofici e morali che ne uniformano l’intera vita.

 

 

Ipotesi e supposizioni

Le fonti in nostro possesso sul maneggio delle armi bianche nel mondo antico sono pochissime, frammentarie, e poco dettagliate, tali da non permettercene una ricostruzione precisa. Tuttavia, da quel poco che ci è pervenuto, è ragionevole supporre che ne esistessero metodi codificati.

Dato che in tutta la storia dell’uso della spada occidentale e di altre armi “manesche” ricorrono continuamente alcuni schemi e principi, possiamo ipotizzare l’esistenza di una linea di continuità, ad indicare che la “scherma” – intesa come sistematizzazione dell’uso delle armi bianche, in particolare della spada, per combattimento individuale – sia più antica di quanto si creda. Soprattutto se pensiamo che le arti umane non nascono improvvisamente dal nulla, ma sono il frutto di lunghi processi di evoluzione. Purtroppo, allo stato attuale delle nostre conoscenze, questa ipotesi rimane solo speculativa.

Le spade occidentali degli albori della storia sono quelle Indoeuropee, di tipo Scitico. Lame piuttosto corte, spesso molto eleganti con la punta rastremata, dapprima in bronzo e poi in ferro, con impugnature antropomorfe o ad “antenne”, sono un po’ il modello di quello che in seguito sarà l’arma Greca, Celtica e Romana. Non ci è pervenuta alcuna indicazione circa il loro maneggio: le forme delle lame appaiono più adatte a colpi di punta che non di taglio, e la poca protezione della mano richiede di abbinarla ad uno scudo.

Nei duelli Omerici dell’Iliade – forse del IX secolo a.C. forse più tarda – abbiamo descrizioni di combattimenti individuali, ma non vi sono dettagli tecnici e non si fa particolare menzione di spade ma per lo più di lance e scudi. In effetti, nelle prime grandi civiltà Mediterranee, il mondo Acheo e la civiltà Minoica e Micenea (XIX- XII secc. a.C.), poi quello Greco, Sparta e la civiltà Ateniese (VII-IV secc. a.C.), le armi principali appaiono essere quelle d’asta abbinate ad uno scudo. La spada è una sorta di lungo pugnale per corpo a corpo molto ravvicinato, ed è probabile che per questo motivo fosse più importante la conoscenza della lotta, sebbene fonti iconografiche mostrino anche l’uso dell’arma bianca.

Analoga è la situazione dei popoli Italici prima dell’affermazione di Roma, quali gli Etruschi o i Sanniti, e soprattutto dei popoli del Sud Italia, soggetti all’influenza greca. Nell’Italia del Nord in graffiti preistorici della Val Camonica sono mostrati due combattenti in posizioni di guardia, con spade, asce e scudi. Le popolazioni del Nord Italia sono di fatto le stesse del Centro e Nord Europa e probabilmente ne hanno i medesimi costumi.

Molto di quanto ci è rimasto dell’esercizio alle armi dei Greci è forse presente nell’atletica, che nell’antica Grecia era l’allenamento marziale del soldato, poi diviso in differenti discipline. Il gioco agonistico del Pankration Greco-Romano, potrebbe provare anche l’esistenza di sistemi codificati di difesa personale, e non è escluso che proprio il Pankration sia anche la base del maneggio della spada Greca e poi forse Romana, ma anche qui siamo puramente nel campo delle supposizioni.

Nell’equipaggiamento del soldato Romano la spada – inizialmente di foggia greca – dal III secolo a.C. diventa il ben noto “Gladio” da usarsi di punta tra il muro di scudi a distanza ravvicinata, quando le picche – ancora le armi principali – non servono più, e per la cavalleria si adotta la “Spatha”, dalla lama più lunga ed adatta a colpire di taglio da cavallo. La spada non è comunque un’arma da difesa personale nella vita civile, dato che non ne è permesso il porto nelle città romane, nè ve ne è particolare necessità.

L’addestramento Romano alle armi è di tipo collettivo: l’intera struttura Romana si baserà sempre sul valore dell’organizzazione collettiva. Tuttavia molte cronache del periodo monarchico e repubblicano di Roma ci descrivono il “duello dei campioni” – due combattenti selezionati che si affrontano in in campo aperto tra i due eserciti schierati – come un metodo abbastanza in uso per risolvere le battaglie, il che fa supporre l’esistenza di sistemi individuali alle armi anche in Roma.

Tra i popoli del centro e nord Europa, in particolare quel complesso sistema di tribù e etnie diverse che va sotto il nome di Celti, la spada ha una forte rilevanza, anche simbolica, eredità dei popoli delle steppe delle prime migrazioni Indoeuropee. Il modo di combattere dei guerrieri celti è riportato dagli storici romani che riferiscono di una predilezione dei Galli al combattimento individuale con la spada, all’uso predominante dei colpi di taglio e di movimenti ritualizzati come in una danza, forse applicazione di precise sequenze apprese in uno specifico addestramento dai tratti anche mistici. Nelle saghe Irlandesi dell’eroe Cu-Chulainn e dei guerrieri Fianna si fa menzione di vere e proprie scuole per guerrieri gestite da Druidi.

La cultura Celtica contribuirà molto a quella visione mistico-magica della spada che è poi entrata nell’immaginario collettivo; in particolare nelle isole Britanniche, nel periodo delle invasioni Sassoni alla caduta del dominio Romano intorno al VI secolo d.C. appaiono leggende di notevole valore simbolico quali quelle della Excalibur e di spade “magiche”, molto probabilmente ricordi di miti più arcaici, conservati anche nella cultura Norrena ed in molte aree dei Balcani, ed originario patrimonio dei popoli Indoeuropei nel loro complesso, vero e proprio Archetipo.

Tra il III e il IV secolo d.C. la società romana vede il trasferimento della capitale da Roma a Costantinopoli e il riconoscimento del Cristianesimo come religione di stato. Con il progressivo disgregarsi dell’Impero d’Occidente l’intera struttura sociale europea collassa sotto i colpi delle aristocrazie guerriere germaniche, che ormai compongono lo stesso esercito Romano.

E’ possibile che in un periodo di grandi sconvolgimenti ed insicurezze, senza più la Pax Romana a proteggere il privato cittadino, si sviluppino sistemi di difesa personale, magari sintesi di vari stili, anche armati, dei vari popoli che compongono l’Impero, ma neanche di questo abbiamo tracce, neppure nelle opere conservate dai monaci Benedettini, preservatori della cultura europea in quel periodo tormentato. Lo storico Romano Vegezio nel IV secolo d.C. tratta dell’importanza di un buon addestramento – in quel periodo la potenza militare di Roma è in netto declino – ma descrive solo alcuni esercizi basilari per il soldato, senza ulteriori dettagli; di rilievo è comunque la menzione dell’importanza del “colpire senza scoprirsi” che è uno dei fondamenti della teoria schermistica dei periodi successivi.

Con il V secolo d.C. l’impero Romano di Occidente può dirsi scomparso. L’Italia sarà spezzata tra il dominio di Bisanzio (Costantinopoli) e le calate di popoli Germanici quali i Goti (474) e Scandinavi quali i Longobardi (568). I Longobardi in particolare portano delle spade fino a quel momento sconosciute, a lama larga, con un marcato sguscio centrale, piuttosto lunghe e di eccellente forgiatura, e che saranno il modello da seguire nei secoli successivi. Il perfetto bilanciamento di queste spade fa supporre che venissero utilizzate con tecniche più sofisticate di quanto si ritiene comunemente: alcune saghe scandinave che narrano di combattimenti individuali confermerebbero questa idea.

Nel 962 viene costituito il Sacro Romano Impero, in Germania, Boemia e parte dell’Italia del Nord e della Borgogna, ma in realtà i poteri locali, feudali e commerciali, che hanno occupato il vuoto lasciato dalla amministrazione Romana non si riconoscono completamente in questa nuova unità territoriale, osteggiata anche poi dal Papato. Inizia quel lungo periodo storico definito come Medio Evo, dove la spada diventerà il segno distintivo della sua icona principale: il Cavaliere

 

Storia

Con questa breve Storia della Scherma è nostra semplice intenzione offrire un quadro generale di quello che la Scherma – nel senso di sistematizzazione organizzata dell’uso della Spada per difesa personale, Duello e pratica di sviluppo della conoscenza – è diventata e come si è sviluppata.

Dato che questo sito si rivolge a tutti, si è preferito analizzare il contesto storico e culturale in cui la Scherma si è sviluppata piuttosto che entrare troppo negli aspetti tecnici, che è meglio praticare che teorizzare.

L’Arte della Spada è sicuramente molto più antica di quanto noi possiamo conoscere dai documenti in nostro possesso. Hanno iniziato a scrivere di Scherma solo nel tardo Medioevo, e probabilmente raccogliendo anche eredità di molto precedenti, su cui però non possiamo fare altro che ipotesi e supposizioni.

La suddivisione in periodi storici dei menu qui a fianco è inevitabilmente un artificio necessario per facilitare la comunicazione, ma non sono da considerarsi schematicamente: come ogni altra creazione umana, anche nella scherma i cambiamenti furono graduali e spesso si assiste a sovrapposizioni di uno stile con un altro, a seconda degli eventi storici e delle aree geografiche prese in considerazione.

E’ anche assai importante considerare che non “tutto” quello che riguarda la Spada nella storia è considerabile “Scherma

Storia della Scherma
Scritto da Club Scherma Rapallo   
giovedì 27 settembre 2007
(da wikipedia) La scherma è uno sport con radici nobili e fondato su alti valori umani e sportivi. Da secoli le più importanti e ricche famiglie assoldavano maestri di scherma per insegnare i segreti di questa disciplina ai propri rampolli. Forse per questo motivo ancora oggi questo sport è visto da molti come esclusivo e insolito. Al contrario negli ultimi anni sta riscontrando un grande successo dal punto di vista dei nuovi iscritti e i nostri schermidori alle olimpiadi hanno sempre ben figurato, basti pensare che la scherma è la disciplina che nella storia dei giochi olimpici ha portato più medaglie al bottino italiano.L’etimologia italiana della stessa parola scherma porta con se il significato della disciplina, essa infatti deriva dal longobardo “Skirmjan” che significa proteggere, coprire (stessa etimologia della parola schermare). Cio è probabilmente collegato al concetto dell’uso della spada non come strumento nato per colpire, ma come strumento difensivo. La disciplina di scherma ha le proprie basi nel porre la propria arma come difesa/schermo fra se e l’avversario. Una analogia la si trova nell’etimologia della parola equivalente in inglese fencing che deriva dal verbo de[fencing], cioè difendersi. Rimane invece dubbia l’etimologia del termine arcaico scrimia con cui attualmente si indica la disciplina di scherma antica nell’ambito delle arti marziali. Probabilmente si tratta della fusione, nel periodo di predominanza spagnola della penisola, del termine italiano scherma con l’analogo spagnolo esgrima.In ogni caso il termine scherma appare affermato nei trattati a noi pervenuti che parlano della disciplina già a partire da inizio del ’500, mentre compare per la prima volta il termine scrimia in un trattato italiano di fine ’500 (Dell’Arte di Scrimia – 1572).Tecnicamente la scherma comprende tre armi:  

  • Il fioretto
  • La sciabola
  • La spada

 

Fioretto 

La prima, il fioretto, è forse l’arma più elegante. Il fiorettista è un atleta leggero e riflessivo, che necessita più di agilità e di buone capacità tattiche che di una massa muscolare troppo imponente; proprio per questo il fioretto attrae in particolar modo i bambini, che scelgono quest’arma per iniziare il loro viaggio nel mondo della scherma agonistica. Il bersaglio del fioretto, coperto da un giubbetto conduttivo, comprende il busto escluse braccia, gambe e testa, e può essere colpito solo di punta. Inoltre nel fioretto vige la “convenzione”: si tratta di una serie di regole che disciplinano l’attribuzione del punto all’atleta che attacca per primo l’avversario o a quello che, subito un attacco, para e risponde o, infine, a quello che ha l’arma “in linea” (ovvero con il braccio disteso e la punta rivolta al petto dell’avversario). In caso di attacco simultaneo, il punto non viene attribuito: anche per stabilire questo, il ruolo del giudice di gara è fondamentale in quanto deve ricostruire l’azione ed assegnare il punto. Nel fioretto si tocca l’avversario con la punta dell’arma, che ha sulla sommità un bottone sostenuto da una molla: per segnalare il colpo deve essere esercitata una pressione di almeno 500 grammi.

 

Sciabola 

La sciabola è, a differenza delle altre due discipline, molto più veloce ed istintiva. Lo sciabolatore deve avere un’ottima resistenza fisica e grande mobilità nelle gambe, inoltre deve avere il pregio di riuscire a riflettere sulle sue azioni e, naturalmente, su quelle dell’avversario, nel minor tempo possibile. Il bersaglio della sciabola comprende busto, comprese le braccia, e la testa, e si può colpire di punta, di taglio e di con­trotaglio. La sciabola è preferita dai ragazzi, forse perché più muscolare delle altre due armi, ma da diversi anni è praticata da molte ragazze.

 

Spada 

La spada è l’arma forse più praticata, oltre ad essere quella più rappresentativa del duello terreno; è un arma molto complessa ad alti livelli, ed in effetti il suo bersaglio comprende tutto il corpo, nulla escluso; si può colpire solo di punta: come nel fioretto sulla sommità dell’arma c’è un bottone, che viene azionato da una pressione di almeno 750 grammi. La bellezza della spada risulta palese solo se praticata da schermidori di alto livello, anche se la facilità di inizio ed il fatto che al contrario delle altre due armi non vi sia la convenzione la rende allettante soprattutto per i neofiti

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